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Partono
due siluri. Il primo colpisce il caccia sotto il ponte di comando;
il secondo, la sala macchine sotto il fumaiolo. L'esplosione squarcia
la nave in due tronconi. La prua si inabissa quasi subito, con il
tagliamare rivolto al cielo. L'ancora giace sotto lo scafo. Il mare
è ricoperto di rottami, nafta e corpi senza vita. Il resto
della nave prosegue la sua corsa ancora per un centinaio di metri
e affonda subito dopo.
Il "PONTINIA" rallenta la sua andatura per raccogliere i naufraghi ma dalla motosilurante arriva l'ordine di proseguire. A sua volta, il comandante tedesco raccoglie a bordo solo alcuni ufficiali e fa rotta per Venezia. Alla fine i superstiti saranno solamente 93 mentre il numero dei morti non si saprà mai. Le immagini della prua del relitto ci distolgono dalla tragedia dell'affondamento. Uova di calamaro, spugne, stelle di mare hanno trovato qui un habitat ideale. E' facilmente riconoscibile una bitta. Il castello di prua era destinato agli alloggi per i 120 uomini dell'equipaggio mentre gli ufficiali ed il comandante avevano cabine dislocate in altra parte dello scafo. L'armamento era costituito oltre che da 4 tubi lanciasiluri, da 4 cannoni da 120 millimetri: due in un complesso binato sul castello di prua e gli altri a poppa. Completavano l'armamento 2 mitragliere antiaeree da 20 millimetri. Nel Museo Storico Navale di Venezia oltre al nome e alla bandiera si può vedere il timone della nave dono di un subacqueo che operò il recupero. Subito dopo l'esplosione, la, poppa, senza più governo procedette il suo moto d'abbrivio per altri 150 metri, si inclinò lentamente e scivolò sul fondo, a 25 metri di profondità in un ribollire di schiuma con l'elica in aria che girava ancora. Dell'equipaggio si salvarono solo 93 componenti e non si è mai saputo esattamente quanti marinai perirono in quell'immane tragedia. |
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Dopo il tentativo di recupero fallito nel 1956 del "Quintino Sella" non si seppe più nulla finchè nel 1972 alcuni sub ritrovarono il relitto spezzato in due tronconi adagiati su di un fondale sabbioso a 23 metri. Le due parti della nave apparivano quasi completamente integre in tutte le loro parti: strumenti, armamenti, suppellettili; nel troncone di poppa la Santa Barbara era ancora colma di munizioni tanto che fu fatta saltare per ben due volte per evitare che qualcuno di impossessasse degli esplosivi. La
base del complesso binato del cannone di poppa è ancora oggi
riconoscibile non essendo stata intaccata dall'esplosione. Le folate
dei cannoni sono rivolte verso il basso, quasi a voler significare
un muto segno di resa. I due tronconi di nave conservavano ancora
al loro interno il carico di munizioni e siluri. Fu per questo che
motivo che nel 1975 la Marina Militare decise di far brillare la
nave al fine di scongiurare possibili incidenti. Negli anni che
seguirono purtroppo il relitto fu venduto ad una impresa di recupero
e quindi sistematicamente smantellato. La plancia infatti non esiste
più o almeno non è possibile individuarne alcun elemento
nei due tronconi della nave. Nelle immediate vicinanze del relitto
sono presenti solo alcune lamiere.Il troncone di prua invece, si presenta sostanzialmente integro e risulta appoggiato sul fianco di sinistra con il tagliamare rivolto verso l'alto e l'ancora ben visibile sotto lo scafo, sono inoltre riconoscibili il verricello salpa-ancore e una bitta. Spostandosi verso la parte centrale troviamo il primo complesso binato da 120 mm. con le canne rivolte verso il basso. Il troncone centrale si trova a circa cento metri più al largo, a differenza della precedente questa parte ha subito una grossa devastazione alla struttura lineare il che rende molto difficile un naturale orientamento, inoltre durante i lavori di smantellamento lo scafo è stato tagliato lungo il piano di coperta ed ora le fiancate della nave sono appoggiate sul fondo. La
nave oggi appare quindi ancora più devastata di quello che
fu all'epoca dell'affondamento. Quello che ancora oggi possiamo
ammirare sul "Quintino Sella", non sono solo i
resti del suo armamento, ma le dimensioni e la bellezza della tre
caldaie a nafta che accoppiate non più a macchine alternative
a pistoni, ma alle nuove turbine, sviluppavano una potenza di 35.000
cavalli e una velocità massima di 35 nodi, ancora oggi difficilmente
superabile dalle moderne navi militari. Abbattuta, sul fondo troviamo anche la mitragliera antiaerea da 20 millimetri. Il mare Adriatico, al di là degli spettacoli di flora e di fauna marina che sempre ci ha dato, ha saputo questa volta offrici emozioni profonde facendoci ricordare momenti di storia ancora recente. Sono presenti nelle vicinanze alcuni tursiopi stanziali che ogni tanto si fanno notare quando il traffico di barche che visitano il relitto è esiguo. ECCEZIONALE
RITROVAMENTO Il Gruppo di Ricerche Subacquee ARGO dal 1992 ha iniziato, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per il Veneto, una serie di attività di prospezione effettuando ricognizioni e riprese video al fine creare una documentazione sullo stato attuale del relitto. Durante una delle numerose immersioni del 1995, sono state recuperate alcune pagine, perfettamente conservate ad eccezione di alcune bruciature, di un portolano di bordo della nave (relative alla zona di La Spezia). L'eccezionalità del ritrovamento non è da ricercarsi nella tipologia del reperto, ma sullo stato di conservazione, infatti è molto difficile che la carta riesca a resistere per più di cinquant'anni sott'acqua senza danneggiamenti. Il reperto ora si trova presso il Museo Storico Navale di Venezia. |
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