Quintino Sella in azione nel Mare Adriatico Varato nel 1915, all'inizio della Grande Guerra , il cacciatorpediniere Quintino Sella, venne impiegato come nave veloce, con compiti di esplorazione e scorta a unità di maggiori dimensioni. La nave, lunga 85 metri, larga 8 e mezzo e pesante 1.480 tonnellate, era spinta da tre caldaie accoppiate a motori a turbina che, unitamente alle dimensioni relativamente ridotte, con 35.000 cavalli le consentivano di raggiungere l'incredibile velocità di 35 nodi, ovvero poco meno di 65 Km/h! Era un gioiello dell'ingegneria navale italiana. Dopo aver compiuto gloriosamente 116 missioni di guerra, un tragico destino lo fece affondare a 12 miglia dalla costa colpito da una motosilurante tedesca l'11 Settembre 1943.


poster "Regia Marina" del '37Preparandoci all'immersione, i nostri pensieri vanno all'affondamento della nave. Alla notizia dell'armistizio l'equipaggio del Sella e i militari che in quei giorni si trovavano a Venezia, decidono di fuggire per raggiungere il comando alleato a Brindisi. La nave parte con una delle macchina in avaria.
Verso le 17:00, a 12 miglia dalla costa veneziana, il Capitano di Corvetta Corrado Cini avvista una nave, é un mercantile.
Giunto a 300 metri riesce a leggere il nome: "PONTINIA". Contemporaneamente però appare la motosilurante tedesca che si era tenuta nascosta dietro la sagoma del mercantile.

 

Partono due siluri. Il primo colpisce il caccia sotto il ponte di comando; il secondo, la sala macchine sotto il fumaiolo. L'esplosione squarcia la nave in due tronconi. La prua si inabissa quasi subito, con il tagliamare rivolto al cielo. L'ancora giace sotto lo scafo. Il mare è ricoperto di rottami, nafta e corpi senza vita. Il resto della nave prosegue la sua corsa ancora per un centinaio di metri e affonda subito dopo.

Il "PONTINIA" rallenta la sua andatura per raccogliere i naufraghi ma dalla motosilurante arriva l'ordine di proseguire. A sua volta, il comandante tedesco raccoglie a bordo solo alcuni ufficiali e fa rotta per Venezia. Alla fine i superstiti saranno solamente 93 mentre il numero dei morti non si saprà mai. Le immagini della prua del relitto ci distolgono dalla tragedia dell'affondamento. Uova di calamaro, spugne, stelle di mare hanno trovato qui un habitat ideale. E' facilmente riconoscibile una bitta. Il castello di prua era destinato agli alloggi per i 120 uomini dell'equipaggio mentre gli ufficiali ed il comandante avevano cabine dislocate in altra parte dello scafo.

L'armamento era costituito oltre che da 4 tubi lanciasiluri, da 4 cannoni da 120 millimetri: due in un complesso binato sul castello di prua e gli altri a poppa. Completavano l'armamento 2 mitragliere antiaeree da 20 millimetri. Nel Museo Storico Navale di Venezia oltre al nome e alla bandiera si può vedere il timone della nave dono di un subacqueo che operò il recupero. Subito dopo l'esplosione, la, poppa, senza più governo procedette il suo moto d'abbrivio per altri 150 metri, si inclinò lentamente e scivolò sul fondo, a 25 metri di profondità in un ribollire di schiuma con l'elica in aria che girava ancora. Dell'equipaggio si salvarono solo 93 componenti e non si è mai saputo esattamente quanti marinai perirono in quell'immane tragedia.


Dopo il tentativo di recupero fallito nel 1956 del "Quintino Sella" non si seppe più nulla finchè nel 1972 alcuni sub ritrovarono il relitto spezzato in due tronconi adagiati su di un fondale sabbioso a 23 metri. Le due parti della nave apparivano quasi completamente integre in tutte le loro parti: strumenti, armamenti, suppellettili; nel troncone di poppa la Santa Barbara era ancora colma di munizioni tanto che fu fatta saltare per ben due volte per evitare che qualcuno di impossessasse degli esplosivi.

La Bandiera originale recuperata da una spedizione ed ora conservata al Museo di VeneziaLa base del complesso binato del cannone di poppa è ancora oggi riconoscibile non essendo stata intaccata dall'esplosione. Le folate dei cannoni sono rivolte verso il basso, quasi a voler significare un muto segno di resa. I due tronconi di nave conservavano ancora al loro interno il carico di munizioni e siluri. Fu per questo che motivo che nel 1975 la Marina Militare decise di far brillare la nave al fine di scongiurare possibili incidenti. Negli anni che seguirono purtroppo il relitto fu venduto ad una impresa di recupero e quindi sistematicamente smantellato. La plancia infatti non esiste più o almeno non è possibile individuarne alcun elemento nei due tronconi della nave. Nelle immediate vicinanze del relitto sono presenti solo alcune lamiere.
Il troncone di prua invece, si presenta sostanzialmente integro e risulta appoggiato sul fianco di sinistra con il tagliamare rivolto verso l'alto e l'ancora ben visibile sotto lo scafo, sono inoltre riconoscibili il verricello salpa-ancore e una bitta. Spostandosi verso la parte centrale troviamo il primo complesso binato da 120 mm. con le canne rivolte verso il basso.

Il troncone centrale si trova a circa cento metri più al largo, a differenza della precedente questa parte ha subito una grossa devastazione alla struttura lineare il che rende molto difficile un naturale orientamento, inoltre durante i lavori di smantellamento lo scafo è stato tagliato lungo il piano di coperta ed ora le fiancate della nave sono appoggiate sul fondo.
Immagini del relittoLa nave oggi appare quindi ancora più devastata di quello che fu all'epoca dell'affondamento. Quello che ancora oggi possiamo ammirare sul "Quintino Sella", non sono solo i resti del suo armamento, ma le dimensioni e la bellezza della tre caldaie a nafta che accoppiate non più a macchine alternative a pistoni, ma alle nuove turbine, sviluppavano una potenza di 35.000 cavalli e una velocità massima di 35 nodi, ancora oggi difficilmente superabile dalle moderne navi militari.
Abbattuta, sul fondo troviamo anche la mitragliera antiaerea da 20 millimetri. Il mare Adriatico, al di là degli spettacoli di flora e di fauna marina che sempre ci ha dato, ha saputo questa volta offrici emozioni profonde facendoci ricordare momenti di storia ancora recente. Sono presenti nelle vicinanze alcuni tursiopi stanziali che ogni tanto si fanno notare quando il traffico di barche che visitano il relitto è esiguo.

ECCEZIONALE RITROVAMENTO
Il Gruppo di Ricerche Subacquee ARGO dal 1992 ha iniziato, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per il Veneto, una serie di attività di prospezione effettuando ricognizioni e riprese video al fine creare una documentazione sullo stato attuale del relitto.
Durante una delle numerose immersioni del 1995, sono state recuperate alcune pagine, perfettamente conservate ad eccezione di alcune bruciature, di un portolano di bordo della nave (relative alla zona di La Spezia). L'eccezionalità del ritrovamento non è da ricercarsi nella tipologia del reperto, ma sullo stato di conservazione, infatti è molto difficile che la carta riesca a resistere per più di cinquant'anni sott'acqua senza danneggiamenti. Il reperto ora si trova presso il Museo Storico Navale di Venezia.

"Quintino Sella" 1926Il Regio Cacciatorpediniere "Quintino Sella" venne costruito presso i Cantieri Pattison di Napoli nel 1922 e consegnato alla Marina il 25 marzo 1926. La classe "Quintino Sella" era composta di 4 unità (Sella-Crispi-Nicotera-Ricasoli). Essa costituiva il primo esempio di costruzione effettivamente post-bellica, anche se le sue linee denunciavano in modo inconfondibile una progettazione ispirata ancora ai criteri della Grande Guerra con un dislocamento contenuto in appena 935 tons. Il castello occupava il terzo anteriore dello scafo di disegno compatto, basso sull'acqua e privo di significativo cavallino a prua, il cui dritto scendeva al galleggiamento con una angolatura leggermente rientrante; i fumaioli erano due di diametro maggiore rispetto ai modelli immediatamente precedenti.
Essenziali le sovrastrutture così come la ripartizione dell'armamento principale da 120 mm., curiosamente suddiviso inizialmente in un impianto singolo anteriore e uno binato sopra il casotto di poppa in postazioni scudate, buona la velocità di circa 35 nodi effettivi, assicurata da un affidabile apparato motore in linea coi tempi.
I difetti si riassumevano nell'instabilità del bastimento anche con mare relativamente mosso (problema comune a molte navi della stessa categoria in quell'epoca e parzialmente limitato dalla successiva installazione di alette antirollio) e nell'irrimediabile imprecisione di tiro: gli impianti binati erano infatti del tipo a culla unica, che permetteva un certo risparmio in peso e minori complicazioni tecniche (l'Italia era e rimaneva nonostante tutto un paese di modeste potenzialità), ma creava fastidiose interferenze delle vampe sui proiettili in uscita dalle volate dei cannoni, dovute all'esigua distanza tra le canne. Unendo questo, all'eccessivo scarto concesso nel confezionamento delle cariche di lancio, la dispersione della salva diventava notevole e casuale, impedendo di fatto un corretto inquadramento del bersaglio, fenomeno accentuato dall'inadeguatezza tecnologica degli impianti telemetrici per la direzione del tiro. Purtroppo o per fortuna l'Amministrazione della Regia Marina e il regime, non posero alcun rimedio a queste pecche, che compromisero assieme ad un addestramento a dir poco ridicolo la partecipazione dell'Italia al conflitto.

Nome:
Quintino Sella
Tipo : Cacciatorpediniere
Classe: Quintino Sella
Nazionalità: italiana
Assegnazione Comando navale Mar Egeo-Amm. Biancheri -4° Squadriglia Cacciatorpediniere
Comandante:
capitano di corvetta Corrado Cini
Anno di progettazione: 1915
Costruzione: Cantiere Pattison, Napoli
Anno di costruzione: 1922
Varo : 25 aprile 1925
Propulsione : 3 caldaie a nafta Parson che alimentavano 2 turbine Thornycroft sviluppanti una potenza di 36.000 HP per una velocità di 35 nodi
Eliche : 2
Carburante : 220 t. nafta
Stazza netta : 1.279 tonnellate
Stazza lorda (Dislocamento) : 1.480 tonnellate
Lunghezza : 84,9 Mt.
Larghezza : 8,6 Mt.
Pescaggio : 2,7 Mt.
Armamento : 4 cannoni da 120/45 mm di cui due in un complesso binato sul castello di prua e gli altri a poppa, 2 mitragliatrici antiaeree da 40/39 mm, 4 tubi lanciasiluri da 533 mm. e 40 mine
Equipaggio : 5 ufficiali e 120 sottoufficiali e comuni
Data affondamento : 11 settembre 1943
Causa affondamento: siluramento da parte di una motosilurante tedesca
Morti : circa 200 persone tra marinai e civili
Profondità minima: 17 metri
Profondità massima: 23 metri
Fondo : Sabbia-fango
Distanza da riva : 12 miglia
Luogo :
Chioggia (Venezia)

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