La flotta peschereccia di Chioggia è la maggiore d'Italia.
All'inizio del secolo la pesca veniva effettuata con bragozzi
e tartane a vela, ora sostituiti da moderni pescherecci dotati
di sofisticate strumentazioni ancora insufficienti talvolta ad
evitare nuovi naufragi.
E' il caso del Motopeschereccio "FERREO", affondato
nel luglio del 1988 a circa 6 miglia davanti a Porto Levante su
un fondale di 30 metri.
Il robusto fasciame, costruito per reggere ai più violenti
colpi di mare, non ha resistito alla collisione con una nave mercantile
greca, complici la nebbia e l'eccessiva fiducia nei sistemi di
guida automatica.
Il tremendo impatto ha sollevato la prua di diversi metri, poi
schiantandosi e provocando l'immediato affondamento.
Le
reti sono ancora appese alla gru di poppa.
In quel momento non erano calate ed hanno quindi seguito il triste
destino del "Ferreo": si trovano ancora appese alla
gru poppiera, ed assieme alle numerose altre apparteneti a diversi
pescherecci successivamente impigliatesi sul relitto costituiscono
una sorta di bozzolo che avvolge il fasciame e le strutture del
ponte.
Il naufragio fortunatamente non ha causato vittime.
Il Ferreo aveva una lunghezza di 23 metri. Con l'aiuto dell'ecoscandaglio
ritorniamo sul relitto dopo qualche anno.
A stento riusciamo ad individuarlo perché completamente
avvolto dalle reti lasciate da altri pescherecci.
E' diventato molto pericoloso per noi subacquei anche solo l'avvicinarsi.
La cabina di pilotaggio è stata eletta a dimora da un bel
branco di merluzzetti, che con i loro riflessi d'argento sfilano
tra il fasciame sconnesso.